Succhi di frutta e verdura salutari che utilizzano l’alta pressione al posto del calore

“Sono convinto che nel 2019 sia obsoleto offrire ai clienti i classici succhi di frutta pastorizzati, pieni di zucchero e additivi! Siamo partiti con la consapevolezza che il succo non pastorizzato e per giunta di colore verde non sarebbe stato un prodotto apprezzato da tutti. Io lo definisco il prodotto senza mezze misure ossia o lo ami o lo odi, non ci sono altre alternative. Tuttavia, è pensato per un consumatore che gradisce il gusto e il sapore della verdura e che predilige prodotti dal gusto salato rispetto al classico estratto dolce”. Così a Freshplaza Edoardo Varetto ideatore della start-up Suqquo.
Suqqo è un’azienda torinese specializzata nella produzione di succhi di frutta e verdura processati con il metodo della spremitura a freddo HPP (High Pressure Processing), grazie al quale è possibile ottenere una shelf-life fino a 50 giorni senza ricorrere alla pastorizzazione. Quindi sfruttando l’alta pressione al posto del calore.

“Proporre il classico succo pastorizzato – sottolinea Edoardo – è una soluzione non più adottabile, perché l’esposizione del succo appena spremuto ad alte temperature – allo scopo di aumentarne la durata – ne distrugge non solo il gusto, ma anche i nutrienti, trasformando un prodotto vivo in semplice acqua e zucchero”.

I succhi (disponibili in bottiglie da 300 ml e in versione shot da 50 ml) mixano frutta e ortaggi, per la maggior parte di filiera italiana. Sono 4 le proposte: il Suqqo Spa, composto per la maggior parte da ortaggi verdi (spinaci, lattuga, cetrioli, sedano, menta, limone); il Lunch, composto da mela, prugna, mirtillo e zenzero; il Wake up è invece un energy drink dal retrogusto esotico a base di ananas, pera, mela fuji e zenzero, e il Time Out con mela, fragola, arancia e tè verde al gelsomino.

Il prodotto di punta del brand Suqqo è Wake up, mentre per quanto riguarda la linea di succhi Kuna tra i gusti più richiesti primeggia l’ananas e, a seguire, il melograno e il lampone.
“Non crediamo nel biologico – precisa Edoardo – ma nella filiera corta e nella relativa economia circolare. Intendo dire che, piuttosto che prendere una mela bio dal Trentino, preferiamo lavorare una mela coltivata in modo naturale da un produttore di Saluzzo, per esempio; questo perché il luogo in cui la materia prima viene prodotta dista pochi km dal nostro stabilimento produttivo. Spesso acquistiamo dal produttore tutto il quantitativo disponibile, dandogli una sicurezza anche economica poiché non lo strozzeremo sul prezzo! Noi, d’altra parte, avremo il vantaggio e la sicurezza di utilizzare per i nostri succhi un prodotto di altissima qualità”.
“Il mercato italiano, a oggi – conclude Edoardo – è l’unico che abbiamo testato, ma siamo fortemente proiettati all’export e alla vendita su canali ibridi come Horeca e Gdo. Il benchmark di mercato è il nord Europa e gli Stati Uniti, dove il business dei cold-pressed juice genera un giro d’affari di parecchi dollari l’anno. Il nostro core business è il B2B ma stiamo per arrivare in maniera strutturata e forte anche sul B2C”.

Tra i progetti nel cassetto del marchio c’è quello di stravolgere i canoni di pensiero comune di un segmento di mercato che, in termini di innovazione, è spesso rimasto a 20 anni fa.

Source: Freshplaza.it